RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

Cos’è il pavimento pelvico
Il pavimento pelvico è l’insieme di muscoli e tessuto connettivo posto su più strati, che ha lo scopo di chiudere il foro del bacino e sostenere tutti gli organi che si trovano nella cavità.

Incontinenza urinaria dopo gravidanza e parto
Avvolgendo l’uretra, la vagina e il retto, il pavimento pelvico potenzia la capacità sfinteriale. Per adempiere a questo compito bisogna che questa struttura sia integra. La gravidanza e il parto sono la causa maggiore di alterazione di questo fascio muscolare. Il prolasso è il cedimento di queste strutture ed è la causa dell’incontinenza urinaria da sforzo. Quindi si comprende quanto sia importante recuperare il tono e la capacità muscolare nel post-parto, in modo da riportare questo muscolo alla sua integrità.

Riabilitazione del pavimento pelvico
Per riabilitazione uroginecologica, meglio conosciuta come riabilitazione del pavimento pelvico, si intende il recupero del tono del trofismo di questo muscolo e il recupero della capacità contrattile. Previa consultazione ginecologica per capire l’entità del danno che c’è stato durante il parto, si programma la riabilitazione.
La riabilitazione consiste in alcune sedute che comprendono l’elettrostimolazione, il biofeedbak e la chinesi-terapia, una ginnastica che ha lo scopo di insegnare alla donna come usare questo muscolo, nel momento in cui se ne ravvisa la necessità.

Il biofeedback è una ginnastica computerizzata, che consente alla donna di visualizzare sul monitor la sua contrazione ed imparare a gestire il muscolo.

 

LINDA FRANZINI (ostetrica)

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Alimentazione e Coronavirus: riflessioni e studi

Premessa
In questi giorni di “vita sospesa” per tutti noi Italiani, soprattutto nella nostra Regione Lombardia e nella nostra città Milano, abbiamo assistito ad un grande impegno degli ospedali e di tutto il personale sanitario nell’affrontare questa nuova pandemia da Coronavirus. Le Terapie Intensive, i reparti di Malattie Infettive, le Pneumologie, sono stati i primi reparti d’emergenza presi d’assalto, ma velocemente tutti i reparti specialistici dei grandi ospedali, si sono trasformati in reparti Covid per accogliere le enormi esigenze di ricoveri, per l’emergenza sanitaria da Covid 19.
Negli ospedali sono arrivati i casi più gravi, ma un numero assai più alto di persone si è curato e si sta curando a casa, altri sono entrati a contatto con il Coronavirus senza saperlo, perché completamente asintomatici.
La lotta alla pandemia da Coronavirus non è purtroppo finita, nei prossimi giorni inizieranno a riaprire alcune attività ma la sorveglianza deve essere ancora alta.

Nell’ambito della Nutrizione Clinica, dalla dichiarazione di Pandemia da Covid 19 e dai primi ricoveri, sono stati condotti studi osservazionali in alcuni Hub Ospedalieri Covid di riferimento della Regione Lombardia, che hanno permesso di raccogliere dati iniziali interessanti, che di seguito vi riportiamo.

NUTRIZIONE E CORONAVIRUS

Partiamo dai pazienti Covid 19 più gravi ricoverati nei reparti di Terapia Intensiva
Quali sono le condizioni nutrizionali in cui si presentano i pazienti Covid al momento del ricovero? Tendenzialmente i pazienti si presentano con Body Mass Index piuttosto elevato, da 26 kg/m2 in su, quindi in sovrappeso. Lo stato nutrizionale di partenza è molto importante perché, da alcune evidenze preliminari che si stanno valutando attraverso uno studio multicentrico chiamato Nutri-Covid19, emerge come il sovrappeso e la presenza di caratteristiche tipiche della sindrome metabolica quali diabete, dislipidemia, resistenza insulinica, sembrino costituire un fattore predittivo dello sviluppo di complicanze più severe, in particolare di insufficienza respiratoria grave. L’immediata e grave reazione infiammatoria, la necessità di essere sottoposti a ossigenoterapia con casco o nei casi più gravi l’intubazione, porta all’insorgenza di anoressia con severo calo ponderale/malnutrizione. Un intervento nutrizionale tempestivo individuale – Nutrizione Enterale/Parenterale – si è rivelato parte integrante della terapia Covid 19.

Pazienti Covid 19 ricoverati con sintomi meno gravi.
La maggior parte dei pazienti oggetto di studio che sviluppano sintomi Covid 19, presentano sin dalla prima fase della malattia, mancanza di gusto e olfatto nei confronti del cibo, sintomi che uniti a febbre, tosse e difficoltà respiratorie, non permettono di alimentarsi in modo adeguato. Gli studi riportano che è necessario puntare su diete speciali ad alta densità energetica e facile digeribilità: diete di consistenza morbida, frullata o semiliquida, in maniera che i pazienti possano assumerle con facilità senza particolari complicazioni, anche per l’impossibilità di essere assistiti ai pasti per motivi di sicurezza. Si consiglia l’assunzione di integratori a base di siero di latte. Si tratta di proteine ad alta digeribilità con proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie; esistono molti dati in letteratura sulla protezione da infezioni di queste proteine. Si ritiene basilare un supporto non solo calorico/proteico per la prevenzione della perdita di muscolo, ma anche di nutrienti con un profilo interessante sotto l’aspetto dell’azione antinfiammatoria/antiossidante, per evitare che i pazienti Covid19 possano progredire verso l’insufficienza respiratoria o addirittura la terapia intensiva.

Pazienti Covid 19 in isolamento domiciliare
I pazienti in isolamento domiciliare sono i pazienti non campionati negli studi osservazionali in corso, perché non ricoverati e non monitorati sul territorio dalla Medicina di Base. E’ presumibile pensare che l’insorgenza dei sintomi e l’infiammazione, anche se fortunatamente meno aggressiva, abbia coinvolto comunque la loro alimentazione, con ripercussioni sullo stato nutrizionale, il peso e la forza muscolare. Stanno nascendo ora i primi ambulatori post-Covid per i pazienti guariti e l’aspetto nutrizionale sarà considerato all’interno di team multidisciplinari, per la messa a punto di protocolli di riabilitazione funzionale, in cui la nutrizione giocherà sicuramente un ruolo molto importante.
In attesa di visite nutrizionali individuali ed accurate, sulla base dell’esperienza maturata sul campo dai colleghi ospedalieri, è possibile fornire qualche suggerimento anche per i pazienti in isolamento domiciliare? In linea con altri studiosi, il consiglio del Dott. Riccardo Caccialanza, Direttore della UOC di Nutrizione Clinica dell’Ospedale San Matteo di Pavia che ha trattato molti casi Covid19 nei giorni della grande emergenza, è quello di assumere sicuramente un multivitaminico a dosaggio standard e un’integrazione di vitamina D a basso dosaggio, tra 1.000 e 2.000 Ui/die, in quanto vi è un’alta probabilità che vi sia un deficit di tali vitamine che va sanato. È importante, inoltre assumere alimenti freschi stagionali, avere una dieta equilibrata, cercare di mantenere un buon apporto proteico e di favorire, laddove possibile, una discreta attività fisica a domicilio per preservare la massa muscolare utile nel facilitare il recupero post convalescenza.

A cura della Dott.ssa Luisa Cioni – Dietista Clinico CEMP – Milano

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RISCOPRIRE LE EMOZIONI

“Ho paura!!” “Sono in ansia” “Mi sta montando la rabbia” “Sono preoccupato” “Mi sento triste”…

Tutte emozioni naturali e normali di fronte a qualcosa che “minaccia” il nostro stato di benessere.

C’è chi dice “Non me ne importa”, oppure ancora “Cosa vuoi che sia”. Anche questa è una reazione a qualcosa che andrebbe a compromettere i nostri equilibri e le nostre certezze.

Due reazioni in fondo opposte ma provocate dalla medesima situazione che mette in “scacco” e che crea “disagio”.

In questa situazione così delicata, le #emozioni e il loro modo di gestirle possono essere importanti. Non è evitandole e facendo finta che il problema non esista, e non è nemmeno ampliandole all’eccesso e facendoci prendere dal panico, che possiamo trovare rimedio a ciò che in questo momento “disturba il nostro equilibrio”.

La nostra #psicologa Tania Fiorini ci racconta come affrontare questi giorni complicati sotto tanti punti di vista e come sia importante non ignorare le #emozioni che proviamo…

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OMEOPATIA E GINECOLOGIA

“Tutte le verità passano attraverso tre stadi: 

nel primo sono ridicolizzate
nel secondo sono violentemente osteggiate
nel terzo sono accettate come evidenti di per sé stesse”.
Arthur Schopenauer

Si potrebbe riassumere così il travaglio dell’Omeopatia e della Omotossicologia nel corso del tempo sino ad oggi. L’Omeopatia e l’Omotossicologia sono metodi terapeutici basati sulla cura, attraverso l’utilizzo di principi farmacologici capaci di produrre, nella persona sana, gli stessi sintomi della malattia: questo in base al “principio dei simili”. Vengono cioè utilizzate sostanze opportunatamente trattate (diluite e “dinamizzate”), in grado di stimolare la reazione di difesa dell’organismo nei confronti della malattia, senza produrre effetti collaterali.

Secondo l’Omeopatia e l’Omotossicologia, le malattie sono solo espressione di processi di difesa del nostro corpo, nei confronti di elementi interni o esterni che possono creare squilibrio. Aiutare l’organismo con rimedi naturali, a sostenere e rinforzare le proprie difese per combattere la battaglia verso la guarigione, è il loro fine.
OMEOPATIAI rimedi omeopatici sono in genere ben tollerati, adatti a pazienti di tutte le età e possono essere comunque associati ad altri tipi di terapie, laddove ce ne sia bisogno.
Alcuni definiscono l’Omotossicologia, come l’”Omeopatia del 2000” e ritengono che rappresenti il punto d’incontro tra Allopatia (la medicina convenzionale, che utilizza principi farmacologi o azioni curative contrari a quelli che hanno provocato la malattia e volti a contrastarne i sintomi) ed Omeopatia; l’Omotossicologia infatti cerca di coniugare i metodi di diagnosi moderni (visite, esami di laboratorio e strumentali), con i criteri di valutazione dell’Omeopatia applicando, dove possibile, rimedi omeopatici per la cura del paziente.

Omeopatia ed Omotossicologia, come tutte le medicine complementari, hanno sorte diversa nei diversi paesi. In Italia non vengono riconosciute come terapie validate e da ciò ne deriva il fatto che le spese relative a visite e terapie siano a carico esclusivo dei pazienti, mentre in altri stati della comunità europea sono medicine validate e riconosciute dal sistema Sanitario Nazionale. In questi paesi vengono utilizzate al fianco della medicina Allopatica anche in ospedale ed esistono strutture in cui si utilizza esclusivamente la medicina omeopatica (ad es. Francia, Svizzera e Germania).

La Ginecologia e l’Ostetricia rappresentano oggi una delle aree mediche in cui sempre più spesso viene richiesto un approccio “naturale e biologico”.
L’Omotossicologia applicata al “pianeta donna”, trova infatti impiego in gran parte delle problematiche ostetrico-ginecologiche, come ad esempio:

 

ALTERAZIONE DEL CICLO MESTRUALE
AMENOREE SECONDARIE
OVIAIO MICROPOLICISTICO
VAGINITI/VULVITI
CISTITI
DISTURBI LEGATI AL CICLO MESTRUALE, DOLORE E SPM (sindrome premestruale)
GRAVIDANZA (disturbi della gravidanza, preparazione al parto ecc.)
MENOPAUSA (vampate di calore, insonnia, calo del tono dell’umore)
OSTEOPOROSI

 

Dr.ssa Sara Mantegazza, ginecologa al Cemp

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PILLOLA DEL GIORNO DOPO

Su disposizione dell’Aifa, dallo scorso marzo 2016 tutti i farmaci attualmente in commercio per la “contraccezione di emergenza” sono acquistabili in farmacia dalle donne maggiori di 18 anni, senza contraccezione-demergenzaricetta medica. Per le under 18 invece rimane l’obbligo della prescrizione. Le farmacie, nei casi in cui la maggiore età della paziente non sia evidente, possono chiedere l’esibizione di un documento di identità e rifiutarsi di dispensare il farmaco senza ricetta.

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